In difesa della Cristianità, all’epoca in grave pericolo per la continua minaccia turchesca, il Pontefice Pio V si fece promotore della “Sacra Lega” stretta fra Venezia, lo Stato pontificio, la Spagna e altri Stati satelliti aderenti. Il difficile negoziato ebbe inizio il 2 luglio 1570, a Roma, e si concluse positivamente il 25 maggio 1571, con la costituzione della “Triplice Lega” che, con le rispettive flotte, si sarebbe riunita nel porto di Messina da dove partire verso Lepanto, al comando supremo di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V, per una delle più grandi battaglie navali della storia dell’umanità.

Nel formidabile porto della città dello Stretto, si era così radunata l’armata cristiana con 210 galee sottili, 6 galeazze, 25 navi grosse, 3 galeotte e 50 fra brigantini e fregate, 1.805 cannoni, 28.000 soldati, 12.920 marinai, 43.500 rematori..

Il 20 luglio dell’Anno Domini 1571, la Flotta Pontificia al comando di Marcantonio Colonna, luogotenente generale di Don Giovanni, faceva “entrata solenne” a Messina salutata dallo sparo di “grandissima quantità di artigliaria” da tutti i castelli della città.

La mattina del 23 luglio era la volta della flotta veneziana al comando di Sebastiano Venier, col suo luogotenente Agostino Barbarigo, ad entrare pigramente nel porto falcato remigando contro vento.

Il Comandante Supremo, don Giovanni d’Austria, solcava le acque dello Stretto il 23 agosto con 25 galere, mentre tutte le galee alla fonda uscivano per andargli incontro sparando una “bellissima salva” d’artiglieria in segno d’omaggio. Don Juan, sbarcato a Messina due giorni dopo, fu cerimoniosamente ricevuto dallo Stratigò conte di Landriano e dai Senatori della città, a Palazzo Reale.

Alla fine d’agosto, alla già imponente flotta cristiana, si univano le navi genovesi, del Ducato di Savoia e del Granducato di Toscana, quelle napoletane di don Alvaro di Bazano marchese di Santa Cruz, del Sovrano Ordine Militare di Malta e di don Giovanni de Cardona da Palermo. Il 6 settembre, infine, faceva il suo ingresso la flotta spagnola al comando di Giannandrea Doria e la rimanente flotta veneziana da Candia. Alla memorabile impresa non potevano mancare molte navi avventuriere, fra le quali 2 del messinese don Vincenzo Marullo conte di Condojanni, investito del comando di tutti i “venturieri”, e di 18 galere comandate da un altro messinese, Tommaso Marquet de Guevara, barone di Ucria.

Prima della partenza monsignor Paolo Odescalchi, inviato dal Papa, bandiva nella Cattedrale di Messina il Giubileo e promuoveva una solenne processione. L’Arcivescovo monsignor Giovanni Retana consegnava poi a don Giovanni lo “Stendardo di Guerra” benedetto da Pio V.

Domenica 16 settembre l’Armata salpava da Messina salutata dalle salve d’artiglieria dei castelli Gonzaga e San Salvatore, di Castellaccio e Matagriffone, fra le grida d’esultanza di una folla immensa di messinesi.

Il 7 ottobre 1571, di domenica, nelle acque di Lepanto 180 mila uomini si fronteggiavano. Cinque ore sarebbe durata la battaglia, 150 galee turche catturate e 40 affondate e bruciate, 7.600 morti e 15.000 feriti di parte cristiana, 35.000 i morti di parte turca.

Il 1 novembre 1571, don Giovanni ritornava vittorioso a Messina.

Nino Principato

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